Senza alcun dubbio avrete sentito parlare dei cosiddetti “nomadi digitali”. Si tratta di una categoria di persone – e di viaggiatori – che si è sviluppata essenzialmente grazie all’evolversi della tecnologia, che oggi permette di lavorare praticamente ovunque ci si trovi. Addetti marketing, CEO di start-up, freelance: sono tantissime le figure professionali che, svincolate dalla presenza in ufficio, cercano un nuovo equilibrio tra lavoro e vita privata. Si tratta di un pubblico che ama viaggiare “leggero”, riducendo al minimo bagagli e attrezzatura e che – compatibilmente con il tempo di cui dispone – è alla ricerca di “microavventure”: esperienze sportive o culturali con amici o famiglia per arricchire e rendere unica la propria esperienza di viaggio. Le strutture ricettive si stanno attrezzando per risponere in maniera adeguata alle esigenze di questo target attraverso offerte personalizzate. Sono sempre di più, per esempio, gli hotel anche di lusso che propongono ai propri ospiti l’acquisto di vestiti e accessori, spazi di co-living e di co-working insieme a modalità innovative di fruizione della destinazione.
Con un confine tra lavoro e vita privata sempre più labile, anche la divisione tra viaggio di lavoro e viaggio di piacere non è più così netta: già da anni, infatti, si parla di Bleisure, per indicare l’idea di un viaggio che coniuga lavoro e piacere. Secondo uno studio di BridgeStreet Global Hospitality, the 60% of international travellers falls into this category, and it is mainly the infamous millennials who combine work obligations with the pleasure of a few days' holiday.
Che cosa significa questo per gli hotel? Naturalmente anche la distinzione tra strutture “business oriented” e “leisure-oriented” è destinata a essere superata e da parte degli operatori del settore sarà necessario pensare sempre di più a strutture ibride, capaci di soddisfare sia le esigenze di business che quelle di svago di un pubblico sempre meno rigidamente classificabile in categorie ormai obsolete.

