Un Paese amato, desiderato e sul quale gli investitori stranieri sarebbero pronti a scommettere in cambio di un po’ di stabilità politica e di una consistente semplificazione burocratica: è questo – in estrema sintesi – il ritratto dell’Italia che emerge dal convegno “Tourism Investment 2017 – Hospitality and Real Estate Forum”. Ho partecipato a questo convegno in qualità di panelist con Aldo Mazzocco di Cassa Depositi e Prestiti, Stefano Melazzini di Mediocredito Italiano, Massimiliano Macaione di GOP e Carlo Capelli di Technogym. La giornata ha visto il susseguirsi di speaker di importanza nazionale e internazionale, tra rappresentati delle istituzioni e del mondo privato. È stato un interessante momento di confronto per capire come il turismo possa sempre di più diventare un elemento portante della nostra economia e sono state messe in luce le strategie che, a livello istituzionale, si stanno mettendo in atto per sostenere chi investe in turismo. Si è parlato di come anche  le banche stiano cambiando il i loro criteri di investimento, confermando la tendenza generale che vede il valore sempre di più nell’esperienza che una struttura è in grado di offrire, piuttosto che nel semplice immobile. In particolare, è emersa  l’esigenza di semplificazione di una burocrazia troppo asfittica per chi vuole impegnarsi a investire seriamente in un settore della nostra economia che potrebbe (e dovrebbe) essere portante. Personalmente ho fatto notare che, qualora il mercato del turismo cresca come è auspicabile e prevedibile che faccia, un elemento chiave per il successo di tutto il settore sarà la formazione. Chi andrà a formare gli operatori di domani? Educare professionisti di elevata qualità per un mercato che ha ancora tanto potenziale da esprimere è senza dubbio una a delle sfide del futuro. Per farlo, un elemento chiave sarà quello di trasmettere loro passione, creatività e curiosità, elementi importantissimi per il successo in qualunque campo.

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