Il mondo ci ama, non è una novità, e in particolare ci amano i turisti Statunitensi, per i quali nel 2016 la quota di spesa nel belpaese si è attesta attorno al 13% del totale. È quanto emerge da una nota del Centro Studi Confindustria, che afferma inoltre che, nonostante la maggior parte di loro viaggi e si muova all’interno degli USA, o comunque del nuovo continente, l’Italia rimane la prima destinazione quando gli americani decidono di varcare l’oceano, e viene scelta dal 4%, seguita da Francia e Inghilterra (3%). Tra le motivazioni di viaggio spicca naturalmente la ricchezza culturale, prima per numero di preferenze (28,4%) tra le ragioni di tipo non economico. La cosa non stupisce: basti pensare infatti che l’Italia è il primo Paese al mondo per il numero dei siti protetti dall’UNESCO – che ammontano a 53 – e considerati World Heritage. Nonostante tutto, però, il nostro Paese non riesce raggiungere il gradino più alto del podio quando si parla della spesa dei non-residenti. Il primo Pese europeo è infatti la Francia (52 miliardi di euro nel 2014), seguita da Spagna (50), Germania (43) e solo al quarto posto troviamo l’Italia (35). Non bisogna omettere, tuttavia, che questi valori accorpano sia la spesa a scopo di svago, sia quella finalizzata al business, e questo senza alcun dubbio non agevola l’Italia rispetto a paesi come Francia e Germania, dove sorgono i principali centri finanziari o istituzionali. Eppure, nonostante questo, il margine dell’Italia è ancora ampio, soprattutto se si pensa al potenziale in termini di valorizzazione del territorio ancora da sviluppare. Sempre secondo i dati di Confindustria si stima che “se l’Italia eguagliasse la performance spagnola, raggiungendo quindi una quota del 4,5% sulla spesa mondiale dei non-residenti, accrescerebbe gli incassi dei viaggiatori esteri del 42,8% rispetto ai risultati realizzati nel 2016. Per il mercato statunitense l’aumento sarebbe del 38,3%, pari a +1,8 miliardi di euro rispetto ai 4,7 del 2016.” Decisamente possiamo fare di più.
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