Se non possiamo essere i migliori in qualcosa, val la pena continuare a farlo? Mi sono imbattutto nel titolo di questo articolo, che non ha potuto di fare a meno di attirare la mia attenzione. Detta così, la domanda sembra una provocazione e in parte lo è, ma leggendo le cose si chiariscono. Parafrasando, possiamo dire che molti bar o pizzerie in Italia sono famosi per “il miglior caffè o la miglior pizza di una determinata città. Spesso si tratta di luoghi molto spartani, dove il servizio è a volte sbrigativo, dove non è uso trattenersi più di tanto, dove magari si può scegliere tra pochissime varianti di pizza ( o di caffè). Eppure quel caffè e quella pizza sono i migliori su piazza, nulla da dire.

Accade però che non sempre questi luoghi sono quelli in cui vogliamo trascorrere il nostro tempo, anzi, molto spesso preferiamo pizzerie o bar con un prodotto magari leggermente inferiore  (sebbene pur sempre di qualità), ma capaci di offrire un’esperienza infinitamente superiore: la possibilità di sedersi indisturbati, un personale amichevole e disponibile, la possibilità di scegliere tra tante varietà di prodotto, una connessione wi fi e così via.

In questo senso, se non si può essere i migliori in qualcosa è meglio cambiare la categoria in cui competere: se sulla qualità del prodotto non possiamo competere, meglio puntare sull’esperienza.

Un altro esempio in questo senso ci viene dalla storia. Se vi chiedo chi è la persona che per prima ha attraversato l’Atlantico in volo, mi risponderete quasi sicuramente che si tratta di Charles Lindbergh. A dire il vero, Lindbergh fu in realtà il diciannovesimo (!), ma fu il primo a farlo da solo.  La seconda persona è stata Amelia Earhart ma viene ricordata soprattutto per essere la prima donna ad averlo fatto. L’incipitdi una vecchia poesia diceva “siate il meglio di qualunque cosa siate”. Ma se non potete essere il meglio… cambiate categoria!

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