Quanto importante è il talento e quanto l’esercizio?

Nei convegni dedicati alle Risorse Umane, una delle parole che più frequentemente ricorrono è senza dubbio “talenti”.

Si tratta di una parola ormai entrata nel gergo e nell’uso che dovrebbe però, secondo, me, essere “maneggiata con cautela”. Il perché è presto detto: quando diciamo “talento”, siamo portati subito a pensare a una dote innata, a un dono che per ragioni misteriose abbiamo ricevuto alla nascita e che decide del nostro successo in un determinato campo senza che in realtà noi possiamo fare nulla.

Niente di più sbagliato. Il talento, affinché si esprima nella sua pienezza ha bisogno di un esercizio costante, di una pratica quotidiana. Secondo un detto che umanisti e scienziati riferiscono rispettivamente  a Ernest Hemingway o a Thomas Edison il genio è 1 per cento ispirazione creativa e 99 per cento sudore e fatica. In tempi più moderni, invece, secondo una recente ricerca della Cambridge University,  la “formula della genialità” è data da un 1 per cento di ispirazione, 29 per cento di buona scuola, 70 per cento di lavoro.

La ricerca suggerisce inoltre che il tempo medio necessario a ottenere un riconoscimento internazionale in una qualsiasi attività (sport, cinema, arte, ecc) sia di circa 10 anni, al netto della predisposizionale personale (che comunque esiste). Ma, anche qui, potremmo ricadere in un semplice luogo comune: quante volte abbiamo sentito dire ” non ho abbastanza forza di volontà”? Eppure, anche la forza di volontà non è qualcosa di innato. Se vogliamo raggiungere un qualsiasi obiettivo dovremo – più che fare appello a un’astratta forza di volontà – avere sufficiente motivazione per cambiare le nostre abitudini quel tanto che basta, per esempio, a dedicare al nostro obiettivo almeno un’ora al giorno di pratica, con piena concentrazione sullo stesso.

Se faremo abbastanza pratica, saranno i primi miglioramenti acquisiti a essere parte della nostra motivazione e a farci vedere la la fatica dell’esercizio come un investimento su noi stessi, come qualcosa che vale la pena fare. Infine, non dimentichiamo di circondarci sempre di persone che ci supportino o che siano esse stesse impegnate nel raggiungimento di un obiettivo: con un’attitudine comune sarà più facile condividere i successi e trovare modi per aiutarsi reciprocamente a migliorare in continuazione e a non fermarsi nel magico processo dell’apprendimento.

 

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