Chi conosce la costiera amalfitana la ama, c’è poco da fare. E’ un mix unico e inebriante di natura, cultura e tradizione e la candidatura di Ravello quale capitale della cultura 2020 non è che l’ennesimo riconoscimento alle straordinarie peculiarità di quest’area. Naturalmente questa candidatura rappresenta una grande opportunità di valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale di questa zona e i progetti che sono stati presentati vanno proprio in questa direzione.

Sostenere questo ambizioso progetto mi entusiasma perché le mie origini mi legano alla Costa d’Amalfi in modo indissolubile. Questi luoghi suggestivi dove ho trascorso la mia infanzia sono quelli in cui ho iniziato ad appassionarmi alla Cultura del Turismo, radice dell’economia dell’area che, nonostante i continui sforzi  presenta ancora un grade potenziale che può essere sviluppato.

Questa candidatura, che coinvolge tutta la costiera amalfitana, è frutto di anni di lavoro e di  incontri con tanti interlocutori sia pubblici che privati e prevede progetti declinati in maniera ampia e strutturata. Si tratta di progetti pronti per essere attuati, poiché corroborati da  un quadro economico frutto di un avanzato studio di fattibilità e che culmineranno nel 2020 con la parte più performativa, intesa come eventi, presentazione e comunicazione.

Naturalmente altre città competono con Ravello e tutte hanno caratteristiche e peculiarità meritevoli. Il 31 gennaio la procedura di valutazione si concluderà e come nelle precedenti edizioni, la Capitale Italiana della Cultura 2020 riceverà dal Governo un contributo pari a un milione di euro che saranno destinati a sostenere, incoraggiare e valorizzare la autonoma capacità attuativa nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione senza conflitti, la creatività, l’innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo.

Gli obiettivi dichiarati, ovviamente da raggiungere gradualmente, sono tanti: il riequilibrio territoriale, il superamento del cultural divide e la crescita dell’inclusione sociale, tutti aspetti che potranno consentire di affrontare altri atavici problemi quali mobilità, sanità e sicurezza in primis. E alla fine, l’obiettivo di tutto questo sarà uno: rendere questo lembo meraviglioso di terra, ancora oggi, “la più dilettevole parte d’Italia”, come già auspicava Boccaccio settecento anni fa. Buona fortuna Ravello!

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