È possibile che il turismo, uno dei settori più vitali e soprattutto con il maggior potenziale per l’economia nazionale (10,3% del PIL) sia tra quelli che contano retribuzioni più basse? Succede, e succede in Italia, dove gli stipendi si collocano al di sotto della media nazionale, con punte al ribasso soprattutto nel comparto alberghiero e nella ristorazione, dove i compensi sono mediamente inferiori a quelli di agenzie viaggi e tour operator. Secondo il report dell’osservatorio Jobpricing, la retribuzione annua lorda (Ral) media nel settore Hotel e ristorazione è pari a 23.022 euro, all’ultimo posto nella graduatoria retributiva dei 35 mercati analizzati. La Ral media del settore Turismo e viaggi è invece pari a 26.819 euro, ancora una volta inferiore alla media nazionale di 29.309 euro, ma comunque superiore a quello del settore Ho.Re.Ca. La differeza tra il livello di quest’ultimo settore e quello di agenzie e tour operator è dovuta al fatto che se in agenzia prevale l’inquadramento impiegatizio, nell’hotellerie e nella ristorazione la maggior parte dei dipendenti ha inquadramenti di livello operativo con bassa qualifica professionale.
Senza addentrarci ulteriormente nei numeri, è evidente che esiste una contraddizione alla base di questa situazione e che deve essere essere sanata. Ma se è vero che i livelli contrattuali minimi possono essere bassi, le integrazioni contrattuali individuali spesso compensano questa differenza, specie per i ruoli più specializzati che nel nostro settore sono pochi. Lavapiatti, commis, cameriere ai piani, facchini, commis di sala, chef de rang e impiegati amministrativi credo che ricevano retribuzioni adeguate al livello di responsabilità’ e competenza loro richiesto. La retention dei talenti è piu’ legata alla cultura aziendale che alla retribuzione. Va coltivata la cultura del dovere, dell’onestà, dell’impegno e della passione. Il talento tra soldi e prospettive, sceglie le seconde. La produttività’ del talento si basa innanzitutto sulla condivisione dei valori e degli obiettivi. Dopo dovrà venire una saggia politica economica che adegui la retribuzione alla qualità. Ma non prima.

