È di oggi la notizia che l’Italia è ancora al primo posto per il maggior numero di patrimoni dell’Unesco al mondo (53). Quasi a pari merito con la Cina, che ne ha soltanto uno in meno, mentre al terzo posto c’è la Spagna, con 46 siti. Quest’anno ai siti Unesco italiani si aggiunge uno straordinario patrimonio naturale: le faggete vetuste, cresciute su oltre 2000 ettari nelle zone del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (a Villavallelonga-Valle Cervara, Lecce nei Marsi-Moricento, Pescasseroli-Coppo del Principe e Coppo del Morto, Opi-Val Fondillo); quella di Sasso Fratino (Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi), della Foresta Umbra (Parco Nazionale del Gargano), di Cozzo Ferriero (Parco Nazionale del Pollino), del Monte Cimino (Soriano nel Cimino) e di Monte Raschio (Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano).
La decisione dell’UNESCO ci ricorda ancora una volta l’incredibile ricchezza del nostro Paese, che dovrebbe coerentemente essere la prima destinazione turistica mondiale. Se ciò ancora non accade, è senz’altro perché la nostra capacità di valorizzazione delle destinazioni, insieme al livello della nostra accoglienza, non è all’altezza del nostro patrimonio. Il compito che ci aspetta può essere impegnativo ma senza dubbio stimolante: essere all’altezza della nostra cultura, della nostra tradizione e delle nostre ricchezze naturali. Un lavoro di responsabilità e impegno da portare avanti ogni giorno con entusiasmo e apertura.

