Stesso mercato stesse regole: uno slogan (o forse un mantra) che sintetizza una delle sfide più importanti per il futuro dell’ospitalità italiana. La competitività del settore non può prescindere da un principio fondamentale: chi investe, crea occupazione e rispetta le norme deve poter competere in condizioni di reale equità.
L’ospitalità italiana è molto più di un insieme di camere e servizi. È il risultato di competenze, professionalità, investimenti e attenzione verso il territorio. È questo patrimonio che ha reso il nostro Paese un punto di riferimento internazionale e che oggi deve essere tutelato con regole chiare e uguali per tutti.
Nel corso della 76ª Assemblea Nazionale di Federalberghi è emersa con forza una preoccupazione condivisa da molti operatori: il rischio che chi rispetta le regole si trovi a competere con chi sceglie scorciatoie, alterando il funzionamento del mercato.
Le principali criticità riguardano due fenomeni: l’abusivismo ricettivo e il dumping contrattuale. Entrambi compromettono la concorrenza leale e mettono a rischio la qualità dell’intero sistema turistico.
Stesso mercato, stesse regole contro l’abusivismo ricettivo
Accogliere un ospite significa molto più che mettere a disposizione una camera. Significa garantire sicurezza, professionalità, qualità del servizio e rispetto del territorio.
L’abusivismo ricettivo rappresenta una forma di concorrenza sleale perché consente ad alcuni operatori di sottrarsi agli obblighi autorizzativi, fiscali e organizzativi previsti per chi opera regolarmente.
Le conseguenze non sono soltanto economiche. Quando interi quartieri perdono la propria identità, quando diminuisce il controllo sul territorio e quando vengono meno gli standard di sicurezza, il danno coinvolge residenti, imprese e visitatori.
La qualità dell’ospitalità nasce da investimenti continui, formazione e responsabilità. Per questo motivo è fondamentale garantire che tutti gli operatori rispettino le stesse regole, nell’interesse dell’intero comparto turistico.
Stesse regole anche nei rapporti di lavoro
Accanto all’abusivismo esiste un’altra forma di concorrenza sleale: il dumping contrattuale.
L’utilizzo di contratti sottoscritti da organizzazioni poco rappresentative viene spesso presentato come uno strumento per ridurre il costo del lavoro. In realtà, questa scelta può esporre le imprese a rischi economici e giuridici molto rilevanti.
Come evidenziato da una ricerca ADAPT, l’applicazione di contratti non rappresentativi può comportare recuperi contributivi, sanzioni, contenziosi e costi aggiuntivi significativi.
Tra i principali rischi rientrano il ricalcolo dei contributi da parte dell’INPS, le controversie legate al principio della giusta retribuzione e la perdita di agevolazioni contributive o incentivi pubblici.
Oltre agli aspetti economici, esiste però una questione ancora più importante. Le persone rappresentano il vero capitale dell’ospitalità. Investire nella qualità del lavoro significa investire direttamente nella qualità dell’esperienza offerta agli ospiti.
Stesso mercato, stesse regole per costruire un turismo competitivo
Il dumping contrattuale e le esternalizzazioni orientate esclusivamente alla riduzione dei costi rischiano di indebolire l’intero settore.
Ridurre gli investimenti sul personale significa spesso ridurre anche formazione, competenze e qualità del servizio. Le conseguenze si riflettono inevitabilmente sulla soddisfazione degli ospiti, sulla reputazione delle strutture e sulla competitività delle destinazioni.
Applicare un CCNL sottoscritto dalle organizzazioni maggiormente rappresentative significa scegliere un modello fondato su stabilità, formazione continua, corrette relazioni sindacali e maggiore certezza giuridica.
La legalità non rappresenta un ostacolo allo sviluppo delle imprese. Al contrario, costituisce il presupposto per una crescita sana, sostenibile e capace di valorizzare chi investe con responsabilità.
Il principio “stesso mercato, stesse regole” non è soltanto uno slogan. È la condizione necessaria per garantire una concorrenza leale, tutelare il lavoro, rafforzare la qualità dell’offerta e preservare quel modello di ospitalità che rende l’Italia una destinazione riconosciuta nel mondo.

