Come sapete, sono nato sotto il Vesuvio e, pur vivendo a Roma, da buon campano resto intimamente legato ai luoghi della mia giovinezza.
Tra questi hanno un posto speciale nel mio cuore due perle della cultura partenopea e italiana, già mete predilette dei viaggiatori del Grand Tour e che dal 1998 sono entrate di diritto a far parte del patrimonio dell’Umanità, tutelato dall’UNESCO.
Come avrete capito, sto parlando di Paestum e Velia, due siti archeologici straordinari dove torno sempre volentieri e che vi invito a visitare, nel caso in cui non lo abbiate mai fatto, quando terminerà il lockdown, approfittando della stagione primaverile.
L’antica colonia di Poseidonia
Nella sua storia, Paestum ha conosciuto tanti celebri visitatori, come il grande poeta tedesco Goethe o come il fondatore della moderna archeologia Winckelmann, che a questo luogo hanno dedicato altrettanto celebri pensieri; tuttavia, quelle che risuonano più spesso nella mia mente sono le parole di Friedrich Nietzsche, che visitando la città antica scrisse: È come se un dio, qui, avesse costruito con enormi blocchi di pietra la sua casa.
E non vi sarà difficile capire il perché, quando vi troverete tra le maestose colonne e gli imponenti architravi dei templi di Era e di Atena, due divinità molto care ai Greci, così come lo fu Poseidone, a cui la città fu dedicata al momento della sua fondazione.
E in effetti, Paestum altro non è che l’antica colonia magno-greca di Poseidonia; a chiamarla Paistom furono le genti lucane che subentrarono ai coloni greci. Infine, nel terzo secolo a.C., arrivarono i Romani che si impossessarono della città, ribattezzandola Paestum, ma trattandola sempre da alleata per l’importanza strategica della sua posizione e della sua flotta marittima.
Velia e la scuola di Elea
Quanto a Velia, anche qui si tratta di una colonia fondata dai Greci col nome di Elea e poi ribattezzata Velia dai Romani. Come la vicina Paestum, fu florida per i suoi commerci e divenne in seguito una valida alleata per i Romani. Il suo sito archeologico è meno imponente di quello di Paestum ma altrettanto affascinante se si pensa che, proprio qui, più di 2500 anni fa, ebbero i loro natali i filosofi Parmenide e Zenone, tra i primi sostenitori del ragionamento logico e razionale.
È in loro onore, pensate, che il grande italiano Adriano Olivetti, negli anni 50, chiamò Elea il suo gioiello tecnologico, il supercalcolatore da cui derivarono i primi computer commerciali della storia dell’informatica. Insomma, per un motivo o per un altro, visitare Paestum e Velia, ma direi tutto il parco archeologico del Cilento, è un must che vi invito ad onorare non appena il bel tempo e la fine del lockdown ce lo permetterà.
#iovadoapaestum

