Nei giorni scorsi, ho partecipato alla presentazione ufficiale della pubblicazione che il Centro Studi di Confindustria e Prometeia elabora annualmente per aiutare le imprese del “bello e ben fatto” italiano a orientare le strategie atte a esportare il made in Italy. Ospiti dell’evento e testimonial del Bello e Ben Fatto Italiano nel mondo, sono stati Davide Oldani, chef ambassador di Expo 2015, Marco Bizzarri – presidente e A.D. di Gucci, Jean-Christophe Babin – Ceo di Bulgari, Mario Bellini – architetto.
Che cosa รจ emerso da questo e convegno? Belli e ben fatti sono i prodotti che uniscono bellezza e funzionalitร , cultura e tecnologia. Un’arte in cui eccellono le imprese made in Italy, ma che hanno un potenziale ancora da esprimere a livello di esportazione verso i mercati maturi di 12 miliardi di euro, pari a una crescita del 20% conseguibile nell’arco di sei anni. Un risultato ottenibile facendo leva su tre asset fondamentali: patrimonio culturale, paesaggio e vocazione manifatturiera, perchรฉ come ha ribadito nel suo intervento anche il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda “Non c’รจ una scorciatoia che porta allo sviluppo del Paese”.
Occorre invece lavorare prima di tutto sulla competitivitร di lungo periodo delle offerte ed essere in grado di agganciare le imprese alla domanda internazionale, puntando sui giovani e sulla loro formazione che non puรฒ essere esclusivamente universitaria. ร necessario investire, riqualificare e valorizzare le scelte di chi punta a specializzarsi anche nei lavori manuali e artigianali che da sempre distinguono lโindustria italiana da quella estera. Il Bello e Ben Fatto Italiano รจ infatti quel made in Italy in grado di soddisfare in ogni singolo angolo del mondo il bisogno di emozioni, offrendo prodotti industriali che si distinguono per la raffinata cura artigianale.
Altro fattore non piรน trascurabile รจ quello che riguarda digital, e-commerce e web che sono diventati fondamentali negli ultimi anni, in particolare per comunicare con i Millenials, perchรฉ come ha ricordato anche Marco Bizzarri, Ceo di Gucci “una volta nel lusso ci si domandava se essere online fosse meno importante. Oggi non รจ piรน una domanda che ci si deve porre. Anche perchรฉ se non lo fai tu c’รจ qualcun altro che se ne appropria”.

