Green claims sempre più sotto i riflettori: la nuova Direttiva europea impone alle imprese turistiche italiane di comprovare scientificamente ogni affermazione ambientale. Un passo avanti contro il greenwashing, in linea con la crescente attenzione verso la sostenibilità, ma che potrebbe penalizzare le micro e piccole imprese prive di adeguato supporto.
Green Claims: un’opportunità complessa per il tessuto turistico italiano
La direttiva mira a tutelare i consumatori da dichiarazioni ambientali fuorvianti, ma la sua applicazione uniforme potrebbe risultare problematica per gran parte del comparto turistico italiano, composto in prevalenza da microimprese a conduzione familiare, spesso situate in contesti rurali o periferici.
Per queste realtà, affrontare valutazioni complesse, come l’analisi del ciclo di vita o la certificazione di terze parti, può risultare oneroso, sia economicamente sia in termini di competenze tecniche.
In Italia, il PNRR e i bandi del Ministero del Turismo (come il “Fondo Rotativo Imprese Turismo”) offrono già strumenti di finanziamento per la transizione ecologica nel settore ricettivo. Tuttavia, manca ancora un sistema normativo e tecnico strutturato dedicato all’applicazione dei green claims.
Senza linee guida operative, molte imprese rischiano di trovarsi impreparate ad affrontare i nuovi obblighi, pur avendo già adottato pratiche sostenibili.
Diverse associazioni di categoria propongono di introdurre green claims autodichiarabili per affermazioni semplici e non controverse, riducendo gli oneri burocratici per le piccole realtà. Inoltre, sarebbe utile che le istituzioni pubblicassero strumenti pratici, come:
- manuali di conformità specifici per il turismo
- schede tecniche semplificate per l’autovalutazione ambientale
- piattaforme digitali per la gestione e il monitoraggio dei green claims
Tali risorse, gratuite e accessibili, favorirebbero un’adozione più ampia e consapevole delle nuove norme.
Tutelare le microimprese: necessità di criteri differenziati
Secondo l’Istat, oltre l’85% delle imprese turistiche italiane ha meno di 10 addetti. L’applicazione uniforme della direttiva rischia di penalizzare queste realtà, già attive in pratiche sostenibili ma prive di formalizzazione. Le possibili soluzioni contemplano
- l’esclusione delle microimprese dall’ambito della direttiva
- una presunzione di conformità per chi adotta etichette ambientali riconosciute o aderisce a codici di condotta sostenibile.
Servono inoltre interventi mirati quali, ad esempio:
- voucher per la certificazione ambientale, già attivi in alcune Regioni
- corsi di formazione finanziati da enti camerali o fondi interprofessionali (es. Fondimpresa)
- accesso semplificato agli incentivi green tramite Invitalia o SIMEST
- estensione dei crediti d’imposta anche alla comunicazione ambientale trasparente
Quanto alle sanzioni, che la direttiva prevede severe (tra cui la confisca dei ricavi o l’esclusione da fondi pubblici) è auspicabile che in Italia l’attuazione tenga conto della proporzionalità, affidando i controlli a Camere di Commercio e autorità locali, in grado di valutare il contesto specifico delle imprese.
È inoltre essenziale valorizzare i marchi ambientali già esistenti nel turismo, come il “Marchio di Qualità Ambientale delle Cinque Terre” o quello di Legambiente. Il recepimento nazionale dovrebbe favorire la coesistenza di sistemi pubblici e privati, purché trasparenti e verificabili.
Il ruolo delle istituzioni: integrazione e riconoscimento
Per garantire una transizione efficace e inclusiva, le istituzioni italiane dovrebbero:
- Collaborare con le Regioni per integrare i green claims nei sistemi turistici locali
- Promuovere standard minimi condivisi attraverso ENIT o ISNART
- Inserire i green claims tra i criteri valutativi nei bandi pubblici e nelle classificazioni ufficiali delle strutture
Il recepimento della Direttiva europea sui green claims rappresenta un passaggio cruciale per il turismo sostenibile in Italia. Perché diventi un’opportunità e non un ostacolo, è necessario agire su più fronti: semplificare, sostenere, informare. Solo così sarà possibile rafforzare il legame tra sostenibilità e competitività, valorizzando le tante buone pratiche già diffuse nei territori.

