Ho già parlato di come il concetto di lusso stia cambiando: meno esibizionismo, più autenticità, meno brand, più esperienza… e potrei continuare. Tutto questo naturalmente, si riflette anche (e forse soprattutto) sul cibo. Oggi non è necessario avere caviale o aragosta nel menu: il vero lusso è saper proporre (e scegliere) alimenti che raccontino una storia, che siano il frutto di un lavoro basato su cura, attenzione e sostenibilità. Spesso la storia che racconta il cibo è quella di un luogo – mi vengono in mente le lenticchie di Castelluccio, per esempio – oppure quella di un gruppo di persone che credono in un progetto – famiglie che recuperano e trasmettono antiche ricette, aziende agricole che investono su colture dimenticate, allevatori che si tramandano la produzione di formaggi legati al proprio territorio e via dicendo. In tutto questo, oggi il lusso è soprattutto la possibilità e la capacità di ristabilire con il cibo un rapporto personale, a partire dalla conoscenza di ciò che stiamo mangiando. Quante volte facciamo in fretta la spesa senza soffermarci su che cosa davvero stiamo acquistando? Quante volte ci preoccupiamo del processo di produzione, della sostenibilità ambientale, ma anche soltanto del sapore di ciò che stiamo mangiando?
Oggi assistiamo a un rinnovato interesse per il cibo. C’è da augurarsi che questa tendenza non sia solo un fenomeno di moda momentaneo, ma che sia l’inizio di una presa di coscienza collettiva su un argomento che è molto più importante di quanto siamo abituati a pensare.
Siamo quello che mangiamo? In buona parte sì, senza dubbio siamo anche quello che mangiamo e le nostre scelte alimentari parlano di noi. Interrogarci sul cibo, conoscere la sua storia e fare alla fine una scelta consapevole è un lusso a cui tutti possiamo e dobbiamo aspirare.

